KIM KI-DUK E IL FILM “PIETA'”

Ciao a tutti! E benvenuti alla prima puntata della nuova rubrica “Astro-trailers“.

Innanzitutto, ringrazio tantissimo il mio amico Stefano Chiesa e tutto lo staff di Amicinema (www.amicinema.it) per la splendida opportunità che mi stanno offrendo: parlare di cinema e astrologia nel loro blog. E parallelamente in questo. Da oggi nasce dunque un simpatico gemellaggio tra blog amici . L’obiettivo principale di questa rubrica è quello di analizzare i quadri astrali dei registi (o degli attori) per vedere quanto di loro stessi compare o traspare nei loro capolavori.

Ho deciso di inaugurare questo nuovo spazio con la recensione astrologica del film “Pietà” del regista coreano Kim Ki-Duk, vincitore del Leone d’Oro a Venezia: tra quelli visti di recente, è senz’altro quello che più mi ha colpito (a dire il vero, dopo averlo visto, ho avuto gli incubi per tre giorni!!!).

Brevemente la trama: il film è ambientato a Seoul in Corea in una realtà costituita di piccoli imprenditori e botteghe artigianali in cui hanno trovato posto le logiche più spietate del capitalismo e dello sfruttamento del forte sul debole. Il protagonista è un giovane funzionario alle dipendenze di una società finanziaria che concede prestiti a tassi elevatissimi; egli è incaricato di riscuotere i crediti dai piccoli imprenditori. Visti i tassi molto elevati applicati dalla finanziaria, generalmente questi ultimi non riescono mai a far fronte ai loro debiti pertanto vengono obbligati dal giovane funzionario a sottoscrivere un’assicurazione sugli infortuni di cui ovviamente la società finanziaria diventa beneficiaria. Di fronte alle insolvenze dei suoi debitori, il giovane funzionario, senza alcuna PIETA’, provoca loro volontariamente macabri infortuni: ci sono alcune scene davvero crudissime! Il protagonista diventa quindi una sorta di implacabile macellaio. Ad un certo punto, entra in scena una donna che dice di essere la madre del giovane: egli, infatti, è stato abbandonato subito dopo la nascita ed è quindi cresciuto senza l’amore materno (non per niente, riesce ad essere così freddo e distaccato). Non voglio togliere a chi non l’ha visto la sorpresa di scoprire se la donna sia veramente la madre del protagonista o meno. Vi basti sapere che il giovane dapprima la rifiuta, poi pian pianino inizia ad accettarla e a conoscere un mondo che gli era fino ad allora sconosciuto: quello dei sentimenti e delle emozioni. Inizia così a dare segnali di cambiamento e pentimento e ad interagire diversamente sia con i suoi debitori sia con la presunta madre stessa che, alla fine, seppure in modo assolutamente inaspettato e tragico, riesce quasi a vendicare tutte le povere vittime rimaste mutilate ottenendo il pentimento o meglio la PIETA’ più totale del giovane.

Quanto c’è dunque del regista in questo film?

Kim Ki-Duk è nato a Seoul il 20 dicembre 1960 sotto il Segno del Sagittario. Analizzando il suo quadro astrale (che non è domificato perché non conosco l’orario di nascita), ciò che più mi ha colpito è l’alta concentrazione di pianeti nel Segno del Capricorno a cui si oppone un debolissimo Marte Cancro: già da solo, questo aspetto la dice lunga su un possibile conflitto interiore del regista tra la sua parte razionale, fredda e quasi cinica degnamente rappresentata dai valori Capricorno e la sua parte emotiva e sensibilissima rappresentata dal Marte Cancro. Aspetto – quest’ultimo – che ci parla anche di effettivi problemi vissuti dal regista coreano nel suo tessuto familiare in particolare con la madre (guarda caso, Marte oppone la Luna che in astrologia simboleggia la madre).  Questo conflitto tra durezza e cinismo da un lato e dolcezza e bisogno di famiglia dall’altro si fondono splendidamente nella pellicola che stiamo analizzando, in modo – oserei dire – quasi surreale. E’ sempre imputabile all’asse Capricorno-Cancro la scelta della tematica:la spietata logica del  capitalismo mondiale presente in modo evidente anche in Oriente. Il film è anche intriso di un forte senso di religiosità, quasi di misticismo: basti pensare alla locandina che trae spunto dalla Pietà di Michelangelo o alla scelta del “Kyrie eleyson” nella scena finale (anche la musica incita al perdono religioso). Il Sole Sagittario nei gradi di Nettuno di Ki-Duk spiega questo suo interesse per il misticismo; prima di avere successo in campo cinematografico, Kim Ki-Duk si e’ cimentato anche come pittore quindi notiamo come i suoi interessi siano prevalentemente artistici e di stampo prettamente nettuniano.  Un’ultima considerazione: Nettuno (il pianeta che simboleggia l’immaginazione, l’arte, la musica, la poesia, l’introspezione psicologica e la spiritualità) è entrato ormai definitivamente nel segno dei Pesci (suo domicilio) e possiamo notare come la sua influenza sia evidente anche nel cinema, con un ritorno a tematiche più spirituali e mistiche inserite però in un contesto in cui resta prevalente l’influenza della quadratura tra i due colossi (Plutone Capricorno e Urano Ariete), che è una delle cause astrologiche principali della crisi economica che ci ha investito da qualche anno.

Amo molto il cinema ma, aldilà della bravura di un regista, valuto una pellicola in base alla sua capacità di trasmettermi o meno delle emozioni: un film deve farmi riflettere e lasciarmi qualcosa nel cuore e devo ammettere che, con “Pietà”, Kim Ki-Duk ci è riuscito.

Ilaria Castelli

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